Alcune definizioni

La ricerca e finalità della vita che può comprendere o no riferimenti a entità superiori, il divino.

La necessità dell’uomo di riferirsi a qualcosa o qualcuno che gli conferisca un senso, una direzione, un obbiettivo per la propria vita.

Spiritualità è un aspetto dinamico e intrinseco dell’umanità attraverso il quale le persone cercano il significato ultimo, lo scopo e la trascendenza e sperimentano la relazione con sé, la famiglia, gli altri, la comunità, la società, la natura e il significato o il sacro. La spiritualità si esprime attraverso credenze, valori, tradizioni, pratiche. (Documento del 2013 stilato in USA a cura di Christina Puchalski)

Spiritualità è quanto più nascosto nell’intimo di ogni uomo, nella parte più recondita che si ha più difficoltà a manifestare, racchiusa nel segreto, il “sacer”. che significa appunto segreto, sacro.

Religiosità e spiritualità

Un tempo religiosità e spiritualità erano sinonimi e solo recentemente la spiritualità è stata separata dalla religiosità come un fatto a sé.

Questo è avvenuto per il manifestarsi, soprattutto nella cultura occidentale, di un individualismo che ha voluto distaccarsi dall’autorità di istituzioni religiose. Quindi oggi la spiritualità è per molti qualcosa che si vive al di fuori di istituzioni e tradizioni.

Comprende la condivisione che c’è qualcosa di più nella vita oltre l’esperienza quotidiana, qualcosa non del tutto comprensibile.

Spiritualità: quali contenuti?

I valori della solidarietà, delle relazioni umane, dell’altruismo, dell’impegno civile e sociale, degli interessi umanistici, scientifici, culturali, dell’amore per la natura.

E’ il vasto campo degli interessi umani tesi a migliorare sempre di più le condizioni di vita dell’uomo sulla terra. A queste figure del passato possiamo ascrivere contenuti di spiritualità:

Ulisse che esorta il suo recalcitrante equipaggio a continuare il viaggio ricordando loro il dovere umano di procedere sempre nella ricerca della conoscenza.

Dante: “considerate la vostra semenza – fatti non foste a viver come bruti – ma per seguire virtute e conoscenza”

Primo Levi: nell’inferno di Dachau mitigava la sofferenza dei suoi compagni di sventura con la lettura dei classici.

Sofferenza o disagio spirituale

Il dolore è esperienza molto complessa e non interessa soltanto la parte strettamente fisica del nostro essere ma anche quella psicologica, sociale e appunto spirituale. Lo abbiamo ben esplicitato nella parte del sito alla voce “Il dolore”.

Vi sono aspetti del sentire umano che ad altro non si potrebbero attribuire se non all’area della spiritualità. Sono i sentimenti che noi attribuiamo all’animo, cioè a quella parte più nascosta del nostro essere di cui si è già parlato nelle definizioni della spiritualità. Il “sacer”, il segreto, “il sacro” perché è l’intimo di noi stessi che vogliamo tenere gelosamente nascosto ma che è la parte più sensibile e presente e partecipe alla nostra vita.

Qui può nascere il disagio e sofferenza spirituale perché da qui possono emergere sensi di colpa, risentimenti, rabbia, tristezza, mancanza di senso della vita, tormento per assenza di fede, paure, attese mancate, proponimenti disattesi e chissà quanti altri sentimenti difficilmente esprimibili in un contesto assistenziale poco o nulla ricettivo.

Benessere spirituale

In poche parole è sentirsi in pace con se stessi e con il mondo tutto. Può sembrare una situazione che si verifichi nell’esperienza umana con poca probabilità. Ma è proprio un compito delle cure palliative perseguire questo fine perché fa parte della cura del dolore inteso nel senso più completo del termine.

Spiritualità e cure palliative

E’ il tema che ha affrontato per prima la Dott.ssa Cecily Sounders quando ha fondato il St Christopher’s Hospice di Londra che ha dato vita al movimento delle cure palliative nel mondo.

La Sounders era profondamente religiosa, consapevole che non tutti lo fossero, intese che si riconoscesse per tutti la spiritualità, quello spazio interiore nel quale ogni uomo si interroga sul senso della vita, le sue origini, il suo destino. Le cure palliative dovevano farsi carico di questo aspetto perché parte integrante della cura del dolore.

Come oggi le cure palliative affrontano il tema della spiritualità

Medici e operatori tutti delle cure palliative hanno difficoltà ad affrontare il tema della spiritualità perché ritengono non faccia parte dei propri compiti o perché si sentono impreparati e adducono inoltre la mancanza di tempo.

Per converso sondaggi d’opinione su malati in assistenza per cure palliative, allo scopo di conoscere quale fosse il loro gradimento nell’essere coinvolti sui temi della religiosità e più in generale della spiritualità, hanno rilevato che la grande maggioranza sarebbe stata favorevole a parlare  dell’argomento.

Hanno riconosciuto inoltre che chi si è addentrato con il malato e i familiari su questi temi ha stretto con loro un miglior rapporto.

 

Indagine spirituale

Si può trarre semplicemente permettendo al malato e ai suoi familiari di narrare la storia della malattia che lo ha colpito senza porre fretta al racconto o tagliandolo quando compaiono aspetti che non si ritiene siano strettamenti legati alla malattia.

Può richiedere più visite perché al primo incontro l’attenzione è  prevalentemente  finalizzata agli aspetti clinici. Se non si trova nel racconto l’occasione per entrare nell’argomento desiderato si può seguire una traccia con domande quali le seguenti.

  • Ti consideri una persona religiosa o semplicemente spirituale?
  • Hai un punto di appoggio spirituale che ti aiuta ad affrontare i momenti di difficoltà della vita quale può essere questo?
    Se la risposta è no si può chiedere:
  • Cosa dà senso alla tua vita? Famiglia, lavoro, carriera, dedizione agli altri, interessi particolari? Quali sono ora le cose più importanti?
  • Se fai parte di qualche comunità religiosa o spirituale questo ti è di aiuto?
Il ruolo dei volontari

Per raccogliere i bisogni spirituali è  fondamentale  lo stare accanto e quindi l’ascolto. La posizione privilegiata per questo aspetto la occupano i volontari. Nella loro presenza accanto al malato è naturale la raccolta delle loro storie. Ci sono opportunità diverse nella utilizzazione di queste storie.

Ci può essere la necessità di intervenire su bisogni spirituali perché sono  stati espressi disagi relativi alla mancanza di senso della vita, un senso di abbandono da parte di chi avrebbe dovuto essere più vicino, la mancanza di speranze, gli interrogativi di chi sente approssimarsi la fine della vita, paure, preoccupazioni.

E’ necessario l’intervento di tutta l’equipe per venire in aiuto a questi bisogni complessi che sono fondamentalmente di natura spirituale ma possono essere proprio i volontari a raccoglierli per primi e mettere in moto l’intera equipe tra la quale dovrebbe far parte anche un assistente spirituale.